Lezioni americane per l’Europa
Lezioni americane per la Banca centrale europea. Due giorni fa Mario Draghi ha lasciato i tassi invariati allo 0,5 per cento e ha annunciato che la ripresa comincia a intravedersi anche per l’Eurozona. Draghi ha detto questo in un incontro con i giornalisti a Francoforte nel quale ha ribadito la posizione unanime dell’Eurotower sulla forward guidance, la novità in stile Federal Reserve americana introdotta il mese scorso che consiste nel fornire un’indicazione sulla politica monetaria futura. E qui sul futuro, lo ha ribadito due giorni fa, si prevedono tassi bassi molto a lungo.
18 AGO 20

Lezioni americane per la Banca centrale europea. Due giorni fa Mario Draghi ha lasciato i tassi invariati allo 0,5 per cento e ha annunciato che la ripresa comincia a intravedersi anche per l’Eurozona. Draghi ha detto questo in un incontro con i giornalisti a Francoforte nel quale ha ribadito la posizione unanime dell’Eurotower sulla forward guidance, la novità in stile Federal Reserve americana introdotta il mese scorso che consiste nel fornire un’indicazione sulla politica monetaria futura. E qui sul futuro, lo ha ribadito due giorni fa, si prevedono tassi bassi molto a lungo. Insomma, molto è stato fatto dall’Eurotower, nonostante la sua “camicia di forza” istituzionale e soprattutto politica (made in Deutschland). Ma intanto, dall’altra parte dell’oceano, dalla vera Federal Reserve (o meglio, da una sua branca locale) arriva invece una lezione americana. Non è affatto frequente che tra Banche centrali ci si critichi a vicenda, come ha osservato il columnist del Telegraph Ambrose Evans-Pritchard che ha sollevato il caso, ma talvolta succede. Come in questo caso, con la Federal Reserve di Richmond che, tramite il suo capo economista Robert Hetzel, fa le pulci ai colleghi europei. In un documento uscito il mese scorso intitolato “La politica monetaria della Bce in recessione: una critica neokeynesiana (o vetero-monetarista)”, Hetzel sottolinea che la Bce deve convincersi che la crisi europea non deriva dal debito ma dalla bassa crescita. Il debito, scrive l’economista utilizzando varie serie di dati e analizzando in particolare anche il caso italiano, con gli spread che portarono alla caduta del governo Berlusconi nel 2011, è la conseguenza di problemi “più che strutturali”. Per esempio, guardando allo spread italiano, Hetzel mostra che questo si impennò nell’estate 2011, ma segnali di debolezza economica dell’Eurozona erano già arrivati molti mesi prima: perché è la bassa crescita che porta alla crisi del debito, non viceversa. Per questo, dice Hetzel, la Bce deve “smettere di utilizzare la politica monetaria come una leva per raggiungere cambiamenti strutturali e abbandonare questa politica di costrizione”. Francoforte inoltre, scrive Hetzel, “manca di una strategia coerente per creare una base monetaria in grado di sostenere un’economia in crescita”. La Bce finora ha fatto il possibile, insomma, ma non è detto che basti.